Chi eravamo.


Ciao a tutti!!

Fabrizio Borrello, Emanuele Labate e Salvatore Costantino sono i pilastri del gruppo “Costruttori rinnovabili”, ma non sono soli. Accanto a loro ci sono semplici cittadini, alcuni con competenze tecniche altri semplicemente vicini col cuore alla causa delle energie rinnovabili o incuriositi dalla possibilità di un risparmio cospicuo di sprechi con la sola fatica di prendere alcuni accorgimenti. Una possibilità che diventa sempre più concreta. Fabrizio, cittadino, come gli altri, reggino ha la voce pacata di chi a 36 anni è sicuro delle proprie idee ed è altrettanto convinto che non si tratti di un’utopia, ma di una sfida da cogliere.

Come è nato il gruppo dei Costruttori rinnovabili?

Il gruppo dei costruttori rinnovabili è nato dalla mia malattia. Io ho un’intossicazione da metalli pesanti e sono stato costretto a casa per cinque mesi, lontano dal lavoro. Siccome io ho lavorato tutta la vita, me lo ricordo: stare a casa e non far niente mi ha messo sotto pressione e mi sono messo a bricolare per gioco, visto che sono anche un appassionato di energie rinnovabili, e mi sono messo a costruire un generatore eolico sfruttando dei progetti che ho visto sulla rete. Ho scaricato dei video da Youtube e ho cercato di replicare le cose che ho visto.

Al tempo quanti anni avevi e che lavoro svolgevi?

Io, attualmente, mi occupo di ricerca e sviluppo alla Maserati . Quando ho cominciato due anni fa, nel 2010, a realizzare queste attività e fare questa ricerca ero già impiegato alla Maserati, poi ho interrotto per 5 mesi il lavoro lì per fare terapia, per disintossicarmi e durante la terapia ho iniziato a realizzare dei piccoli prototipi, dei modelli per sfruttare le energie rinnovabili e da allora non mi sono più fermato.

Il gruppo quando è stato ufficializzato?

È stata come la luce che attira le falene. Con il passaparola, con Facebook ho aperto questo gruppo dei “Costruttori rinnovabili” e poi chiunque si è avvicinato a questa piccola realtà e ha dato il suo contributo: il logo lo ha fatto un ragazzo, un mio amico che è un genio con la grafica; la struttura, la logistica…ognuno ha portato qualcosa di suo, ci ha invitato, ha voluto sentire le nostre idee, ascoltare i nostri progetti e quindi la cosa si è evoluta quasi naturalmente al di fuori del mio controllo: io ho iniziato, ho fatto cadere la prima tessera di questo domino e ormai il sistema si autoalimenta.

Chi fa parte di questo gruppo? Studenti, comuni cittadini, professionisti con competenze specifiche?

Chiunque: abbiamo studenti, abbiamo ingegneri, ci sono semplici appassionati. Siamo riusciti a elaborare dei messaggi che sono di facile comprensione per chiunque, anche per chi non ha delle conoscenze tecniche molto specifiche. Cerchiamo di parlare una lingua ben comprensibile a chiunque. Non siamo avvezzi a termini tecnici, cerchiamo di non fare neanche un calcolo, proprio perché molte persone sono spaventate dalla matematica. Cerchiamo di usare la pratica, niente di più: come si faceva una volta. Una volta si insegnava così.

Però ho visto su Youtube che avete costruito alcuni di questi macchinari, quindi immagino ci siano persone che hanno delle competenze specifiche…

No, non ti lasciare ingannare. In realtà quelli che noi facciamo sono dei giocattoli che chiunque può replicare, basta avere un minimo di guida, di istruzioni. Perché, ti ripeto, noi più che lavorare sul dispositivo in sé, ci siamo concentrati sull’elaborazione di un messaggio che sia facilmente replicabile da chiunque. Quindi, una volta che ti avvicini al gruppo e inizi a informarti, piano piano , step by step, inizi a imparare come si fanno le cose: cos’è l’energia, quanto pesa un Watt, quindi diventi consapevole, capisci che per far accendere una lampadina da 100W ti devi far venire un’ernia alla schiena e diventi più parsimonioso nei confronti dell’energia e poi, da là, impari come si fa l’energia, no? Capisci anche quanto costa in termini di mezzi e in termini naturali e una volta che una persona acquisisce questa sensibilità, è più facile per noi cominciare a spiegargli quanta energia c’è in giro che si usa, quanta se ne spreca, soprattutto, e non se ne dovrebbe sprecare, perché è preziosissima. Poi ognuno prende la sua strada: chi lo fa per ridurre i costi della bolletta, chi perché è particolarmente sensibile al tema dell’ambiente e vuole ridurre la propria impronta ecologica. Ognuno prende la sua strada, noi diamo la base, che è l’informazione: essenzialmente siamo degli educatori e poi ognuno crea il suo percorso; c’è la massima libertà, siamo partiti da lì e lì siamo rimasti. Non c’è un programma, non c’è un percorso prestabilito, c’è la massima libertà per chiunque: perché una volta che uno ha la cultura e il sapere poi deve poterselo gestire come meglio crede.

Come funzionano la parabola termodinamica, l’acquacorrente, l’eolone/ventolonee l’acqualizzatore?

In termini molto semplicistici sono tutti dispositivi che prendono un po’ di energia dagli elementi e la trasformano in energia elettrica: il ventolone la prende dal vento, l’acquacorrente dall’acqua e il concentratore termodinamico la prende dal sole. Naturalmente la fonte primaria è il sole, poi l’acqua o il vento che si muovono sono effetti secondari del sole sul nostro pianeta. Il ventolone è una macchina che trasforma la spinta del vento in energia elettrica; l’acquacorrente è un dispositivo che trasforma la spinta dell’acqua, convertita in energia elettrica; lo specchio ustore, quindi il concentratore solare, è un dispositivo inventato parecchio tempo fa da Archimede, che prende il calore del sole, lo concentra in un punto dove si ottiene la temperatura. Quindi, si usano gli elementi per soddisfare i bisogni umani, che sono avere acqua calda sanitaria ed energia elettrica, perché non dimentichiamoci che spesso ci riempiamo il tetto di pannelli solari e poi dobbiamo riscaldare l’acqua con lo scaldabagno, ci sono tre passaggi: il sole colpisce i pannelli, i pannelli generano energia elettrica, l’energia elettrica scalda l’acqua. Invece, non per forza con un concentratore a parabola, ma anche con un semplice tubo nero fissato al tetto e che quindi ne copre gran parte della superficie, si ottiene lo stesso risultato, se non di più, spendendo niente, perché 200/300 metri di tubo nero costano davvero poco e si ottiene ala fine il risultato finale che è l’acqua calda. Le modifiche agli impianti sono davvero banali, anche questa è la nostra vocazione: cercare di portare le macchine per ottenere gli stessi risultati a livelli di semplicità estrema; alle volte attingiamo anche dalle discariche, dai rifiuti per farne uso. Noi abbiamo realizzato il nostro primo acqualizzatore modificando un condizionatore industriale che stavano tirando via da un negozio e lo stavano per buttare, in modo da fargli produrre acqua anziché aria fredda.

Non si ferma qui. Fabrizio mi spiega come lavorano, con cosa lavorano: con niente. Pochi soldi e tanta inventiva. Soprattutto, mi spiega perché l’ignoranza sulle energie sostenibili sia tanto conveniente per i pezzi grossi, per chi, a differenza loro, punta ai guadagni e al circolo vizioso di un’economia che pesa tutta sui nostri consumi o, meglio, sui nostri sprechi.

Noi non abbiamo né industrie alle spalle, né grandissimi fondi. La nostra unità di misura sono i 10 euro, per capirci, non i mille euro. Quindi con queste poche risorse, specialmente fare ricerca, bisogna davvero essere italiani, cioè saper inventarsi qualsiasi cosa senza averne i mezzi, è una prerogativa nostra. E’ una cosa di cui vado molto fiero. Nel nostro piccolo, con piccoli mezzi, anzi, con mezzo proprio scarsi, abbiamo fatto un po’ di ricerca e abbiamo iniziato a rendere le persone più consapevoli, anche perché considera che in Italia c’è molta ignoranza nell’ambito delle energie rinnovabili. Perché, fondamentalmente, tutto il nostro mondo è dominato dal marketing, dal commercio e una cosa è comprare un pannello solare, termico e montarlo sul tetto, perché il pannello viene dalla Cina, quindi c’è la nave, c’è il trasporto e diversa gente che si arricchisce nei vari passaggi, invece, un banalissimo tubo nero comprato in ferramenta arricchisce praticamente nessuno. E questo è anche uno dei più grossi problemi: per ottenere qualcosa dobbiamo pagare “il pizzo” sia a chi compra e rivende, sia alle banche con gli interessi, perché, se non hai soldi, te li fai prestare. Le cose costano così tanto essenzialmente per questo motivo, perché, quando un oggetto esce dalla fabbrica, costa niente. Specialmente se si produce su larga scala, i costi sono veramente ridicoli; passando dalla larga scala al dettaglio i prezzi aumentano di dieci volte, di cinquanta volte, di cento volte. Questa è una delle più grandi sciagure che ci siamo riusciti a inventare.

Si mette a tavolino con me e mi mette davanti a esempi concreti, come fanno durante i loro workshop, perché, mi spiega, non c’è arma migliore davanti allo scetticismo, all’incredulità.

Noi spesso durante i workshop insegniamo alle persone quanta energia hanno bisogno: mediamente ogni famiglia potrebbe risparmiare benissimo il 70% energetico della bolletta, solamente ottimizzando quello che già si ha, senza mettere i pannelli solari, senza aggiungere dei sistemi e dei costi. Io ho il mio cavallo di battaglia, quello dei parassiti elettrici. Tutti gli impianti nelle case hanno dei parassiti elettrici, dei punti di connessione, di congiunzione elettrica dove ci sono delle perdite, perché, nel migliore dei casi, i due fili sono stati uniti con un morsetto a vite. Il morsetto sta in una cassetta e la cassetta è sempre messa in alto nella casa, quindi nella parte più calda e umida della casa; quell’umidità e quel calore entrano nella cassetta e fanno ossidare i contatti, questo vuol dire maggiore resistenza al passaggio della corrente e quindi lì abbiamo una perdita. Ripeto, morsetti nella migliore delle ipotesi, normalmente sono uniti a mano con del nastro isolante, perché non c’è fretta, perché non ci sono margini di guadagno dell’elettricista, quindi non si spende né in tempo né in materiale. Ogni volta che colleghi l’aspirapolvere, attacchi il forno o fai funzionare il frigorifero, in quel punto c’è una perdita d’energia. Se mettiamo le termocamere nella cassetta, quando accendiamo l’aspirapolvere, la cassetta cambia colore e quel calore è energia che, invece di essere usata per far funzionare l’aspirapolvere, sta riscaldando la cassetta.

Questi sono i progetti portati a termine. Quali sono quelli in corso d’opera?

Adesso vogliamo iniziare con il volontariato, quasi porta a porta, vogliamo il contatto con le persone. In questi ultimi due anni abbiamo imparato un sacco di cose, abbiamo condiviso tante conoscenze, però in modo ristretto all’ambito delle persone che sono digitalizzate, che hanno accesso ad internet, che sanno gestirlo, che sanno informarsi, però è l’1%: il 99% è là fuori, libero, che scorrazza, che spreca, che fa danni e adesso il nostro target è quello. Il progetto in corso d’opera è portare questa conoscenza, tirarla fuori dall’ambito virtuale e portarla nel reale, cercando di informare chiunque: la gente deve capire quanta fatica si fa, perché l’interruttore inganna le persone, perché accendere l’interruttore è facile, non costa fatica, è semplice e banale. Però, dietro quell’interruttore, dietro quelle lampadine accese c’è tutto un pianeta che muore, viene devastato.

Ma il sistema di bussare porta per porta non è dispersivo a livello di diffusione dell’informazione? Nel senso, oggi sfruttare i nuovi canali informativi serve ad accelerare il processo. Suonare porta per porta significa anche rischiare di perder tempo dietro a persone che non ne vogliono comunque sapere e non informare persone che sarebbero interessate.

No, perché noi cerchiamo di farci chiamare. Non bussiamo alla porta di sconosciuti, perché chi ha venduto pentole e aspirapolveri ha già fatto terra bruciata, quindi la gente non è più aperta. La maggior parte delle persone si sono isolate perché ha preso un sacco di fregature, di truffe. Noi, invece, ci aiutiamo con il passaparola per diffondere le cose che abbiamo imparato in questi anni. Sono molto fiducioso in questo strumento perché, se consideriamo la popolarità di facebook, questo è nato dal passaparola ed è un impresa quotata centinaia di migliaia di dollari.

Dopo il contatto tra l’ambasciatore dell’Eritrea e l’associazione Fabula nova, così ho letto sul vostro sito, è nata la “missione Eritrea” per un sopralluogo sul sito in cui installare l’acqualizzatore. Siete soddisfatti di questa esperienza, dei risultati ottenuti e cosa vi è rimasto più impresso di quel viaggio?

Io purtroppo me lo sono perso, perché il sopralluogo è coinciso con il mio ritorno al lavoro e non me la sentivo chi chiedere ferie. Però uno dei miei è andato giù (ndr. Lorenzo Labate), ha visto quello che c’è e si è reso conto di cosa vuol dire fame. Un mondo veramente difficile dove vivere, dove costruire, dove poter portare il progresso ed è una situazione difficile anche dal punto di vista politico, perché ci sono pochi che comandano e gli altri schiavizzati e se noi vogliamo potare qualcosa in Eritrea dobbiamo fare tutta una serie di passaggi di cui stiamo ancora valutando la fattibilità, per intenderci. Noi abbiamo il prodotto da portare lì per iniziare a lavorare con gli stagni solari.

L’Eritrea è fatta su due livelli: il livello del mare dove c’è la siccità e un caldo assassino e poi ci sono gli altipiani dove invece piove tanto e fa freddo. La maggior parte delle persone si trova dove c’è caldo e siccità quindi c’è bisogno d’acqua e noi abbiamo pensato di realizzare degli stagni solari per produrre acqua, in sostanza. Uno stagno solare è uno specchio d’acqua anche salata o fango, qualsiasi cosa, che viene coperta con un telo trasparente: si realizza l’effetto serra, l’acqua si scalda e aumenta l’evaporazione poi questo vapore può essere indirizzato verso un acqualizzatore, alimentato quindi da fonti rinnovabili, che condensa quell’acqua e la gente del villaggio beve l’acqua da una fonte d’acqua pulita, mentre adesso vanno nei fiumi, scavano per un metro o un metro e mezzo e raccolgono acqua e fango nelle taniche, poi la portano a casa, non riescono ancora a berla perché è acqua mista a fango, ci sono delle particelle in sospensione, la lasciano un paio di giorni, dopo di che raccolgono né quella che sta su, né quella che sta giù che è piena di depositi ma quella che sta a l centro e la fanno bollire come possono e la bevono.

Nel resto d’Italia ci sono iniziative simili alla vostra?

Nel resto del mondo ci sono iniziative simili alla nostra. C’è un movimento più che altro di aggregazioni culturali che si è già espanso ovunque, in ogni angolo del pianeta. C’è un sacco di gente che sta lavorando per decrescere e quindi va verso il post-carbone, l’era post-petrolio per intenderci. Ci sono tantissime realtà: persone che hanno lasciato gli uffici, si sono licenziati e sono tornati alla terra e quindi respirano aria buona, non hanno più problemi di inquinamento o di bollette; sacche che hanno scoperto il buono del maglione, dell’accendino e hanno abbandonato il colore dello smartphone, del tablet; persone che hanno deciso di uscire dalla ragnatela dell’inganno dei falsi bisogni e si sono concentrati sui bisogni reali e stanno in un ambiente che sia sostenibile per la vita.

Riguardo le ricerche e le applicazioni di strumenti ecosostenibili, all’estero avete notato differenza d’atteggiamento rispetto al’Italia?

No, diciamo che l’ostruzionismo è universale, ostruzionismo come scetticismo o come facilitazione delle lobby e dei cartelli industriali. Ti spiego: per fare un giga watt o spendi miliardi per fare una centrale oppure insegni a milioni di persone ad auto costruirsi un generatore per farsela in casa, soltanto che nel primo caso c’è il monopolio, nel secondo caso c’è la democrazia energetica, quella che cercano di evitare a tutti i costi. Questa fase è un po’ prematura, specialmente in Italia, dove siamo agli albori; si può invece puntare con facilità e senza grandissimi investimenti sul risparmio e sulla razionalizzazione dell’energia, poi uno step successivo, quando si raggiunge la massa critica di persone consapevoli agire a livello istituzionale utilizzando la leva popolare per cambiare questo panorama normativo disastroso che abbiamo.

Con quali mezzi d’informazione avete diffuso il vostro progetto?

Prevalentemente internet e il passaparola. Abbiamo poi partecipato a delle manifestazioni, siamo stati recensiti, siamo stati intervistati e siamo andati in onda su qualche tv locale.

Avete incontrato ostacoli nel tentativo di diffondere questo progetto?

L’ostacolo più grande che abbiamo sono i mezzi: non abbiano né molto soldi né molto tempo, visto che non lo facciamo a tempo pieno, quindi sacrifichiamo i weekend e il tempo libero che ci ritagliamo per fare un po’ di divulgazione scientifica. Altro ostacolo grande è che la gente sta col sedere sulla poltrona e fa fatica a tirarlo su, perché sono stati seduti su poltrone e divani intontiti da un televisore e resi incapaci anche del minimo spirito creativo. Questi sono i più grandi impedimenti: la pigrizia e la mancanza di risorse, intendo risorse economiche perché in quanto ad atteggiamento positivo, inventiva e creatività non siamo secondi a nessuno.

Supponendo un ipotetico appoggio significativo al progetto, anche limitatamente alla città di Reggio Calabria, quali sarebbero le effettive prospettive di applicazione di questa alimentazione energetica sostenibile nel territorio, quali i vantaggi e gli eventuali svantaggi?

Partiamo dagli svantaggi. Gli svantaggi sono per chi in questo momento sta sfruttando la gente portandola all’estrema povertà. Le persone dalla democratizzazione energetica hanno solo dei vantaggi, come nel caso in cui tu hai un pannello solare e il tuo vicino ha un generatore eolico e un giorno non c’è sole ma c’è vento, il tuo vicino che ha quel surplus di energia lo dà a te, pagandoglielo naturalmente. Lo scambio energetico facilita anche lo scambio sociale ed è un fattore molto positivo. A Reggio Calabria siamo tenuti in una gabbia; è un bel posto, ma non puoi fare questo, non puoi fare quello, non puoi fare quell’altro, perché c’è questo o quell’altro. Quindi verrebbero a cadere tante limitazioni che adesso ci sono, per il semplice motivo che la gente si rende conto che ci si deve aiutare a vicenda, perché spesso ai workshop può capitare che trovi accanto a te il tuo vicino che sta costruendo una parte del tuo impianto. Questa è una cosa preziosa: non puoi più litigare con il tuo vicino di casa, perché nel momento in cui c’è qualcosa che non va, quel pomeriggio sotto il sole di Ferragosto era lì che ti aiutava a costruire qualcosa che ora stai usando tu. Serve anche per intrecciare relazioni e fortificare dei rapporti, perché oggi siamo tutti alienati.

Avete mai presentato il progetto all’attuale o al vecchio sindaco di Reggio, quindi ad Arena o a Scopelliti?

No, siamo stati, tra virgolette, usati per scopo politico, quando abbiamo fatto “EcoMusia” (Festival di Ecoarte che si è tenuto a Catona nel 2010). Hanno utilizzato l’evento nel serbatoio dei simpatizzanti della sinistra ecologista, attenta ai temi dell’ambiente. Diciamo che nella politica oggi non c’è niente di virtuoso, tutto è sempre legato agli interessi. L’ho visto. Ho visto come si muovono le persone, cosa devi fare per ottenere un po’ di aiuto: devi spenderti. Questo non fa parte della nostra politica, della nostra logica. Meglio poveri, ma liberi, che pieni di risorse per obblighi a cui sottostare.

L’ultima domanda è più personale. Catastrofisti o negazionisti: quale categoria è più nociva per una svolta verso uno sviluppo sostenibile?

La pietra angolare su cui si regge tutto questo sistema marcio è l’ignoranza. Quindi…l’ignorante. L’ostacolo sono le persone che non sanno, che non vogliono sapere, che non hanno interesse. Tenderei quindi più a rispondere gli ignoranti e quindi i negazionisti.

Informazione, educazione alla capacità critica, ancor prima che alla parsimonia energetica, e un messaggio solido, concreto, che non attende a diventare realtà.

I primi di maggio la famiglia Gramada è stata la prima a beneficiare del “Gruppo di acquisto solidale”, con il quale i Costruttori rinnovabili si impegnano a fornire assistenza tecnica gratuita per una conversione delle modalità di consumo energetico della propria abitazione. La prima famiglia di una lista d’attesa che si allunga giorno dopo giorno, alla quale si accede con la compilazione di un semplice modulo rinvenibile come documento sul gruppo fondato su Facebook (www.facebook.com/groups/costruttori. rinnovabili/). Alcuni li chiamano i “MacGyver delle Rinnovabili”, tuttavia, l’aspetto migliore è proprio questo: qui non si tratta di eroi televisivi o del grande schermo, ma di persone che sanno quel che vogliono e come realizzarlo.

Intervista a Fabrizio Borrello fatta da Angela Politi pubblicata su wateronline.info

Iscriviti al gruppo su facebook

Annunci
commenti
  1. freccianera ha detto:

    a questo link si trova una discreta traduzione di un BUON manuale di autocostruzione scritto da una coppia di ingegneri baschi. c’è tutto il necessario per costruire generatori e motori eolici (fino a 5 kw) con tecniche di riciclo.

    spero di essere stato utile. grazie per il vostro lavoro

    http://www.unaltromondo.eu/images/Text/Motore%20trifase%20utilizzato%20come%20generatore.pdf

    • Wanda Vassalli ha detto:

      Ciao,
      comprendo il disappunto dell’inventore dell’acquaponica, ma trovo che sia difficilissimo interagire usando il sito. Ho già fatto parecchi tentativi a vuoto e solo ora, cliccando su “Risposta ” mi è uscito lo spazio per scrivere.
      Ormai si è però fatto tardi e sarà per un’altra volta.
      Intanto ti chiedo di pazientare e comicia a dirmi di dove sei. Chissà che non riusciamo anche ad apprezzare da vicino il tuo grande lavoro.

  2. Koda ha detto:

    Sono uno studente di ing meccanica, come tesi di laurea triennale ho “sviluppato” un piccolo progetto per una pala eolica ad asse orizzontale.. Sono a disposizione. É possibile avere una descrizione di come avete eliminato i falsi contatti nell’impianto elettrico di casa?

    • Ciao per eliminare i parassiti elettrici (resistenze parassite nell’impianto elettrico di casa), abbiamo sostituito le connessioni meccaniche, nelle derivazioni, con delle saldature a stagno isolate con silicone e termoritraente o nastro isolante.
      Poi abbiamo collegato i grandi elettrodomestici fissi (frigo, forno, lavatrice, lavastoviglie, scaldabagno, ecc) direttamente all’impianto elettrico saldandone i fili.
      Togliendo lo stand-by ed i parassiti ogni famiglia risparmia minimo 100 euro l’anno, secondo i dati raccolti durante le nostre attività.

  3. Salvatore D'Amico ha detto:

    Salve la mia famiglia paga da qualche anno bollette salatissime ma non riusciamo a venirne a capo, pensando che qualcuno ci spillasse energia elettrica abbiamo sfilato la colonna di alimentazione della cantina ed in effetti i fili erano spellati e li abbiamo consegnati a i carabinieri facendo denuncia verso ignoti, poi pe run periodo consumi normali, ora di nuovo consumi esagerti per una famiglia con tre persone ed elettrodomestici tutti di ultima generazione conforntando con i vicini di casa la bolletta e bene 400 volte maggiore paghiamo da 295 a 510 euro ogni due mesi un’esagerazione!!!!!!!!!!!!!! potreste aiutarci a capire meglio cosa succede e come risolvere?

    • Salvatore certo che possiamo venire in tuo aiuto!
      Siamo qui per questo 😀
      Scrivici raccontandoci nel dettaglio la situazione ed indicando i tuoi dati, così che possiamo ricontattarti ed organizzare un salvataggio 🙂
      A presto.

      • Salvatore D'Amico ha detto:

        Ciao, purtroppo stranamente da qualche anno la mia famiglia paga bollette salatissime come dice un mio amico elettricista nemmeno fossimo un bed & Breakfast, abbiamo due anni fa aderito la mercato libero e per quasi un anno le bollette erano stabilizzate su 160 max 230 euro, poi di nuovo il salasso 395, 510, 525 e via dicendo sempr econ gli stessi apparecchi anzi qualcuno in meno e meno spreco considerato che è venuto a mancare un mio famigliare che per cure e igienizzaizone personale aveva esigenze particolari, nell’ottobre dell’anno 2010 stufo controllo con un amico elettricista tutte le possibili causa all’ultimo proviamo a sfilare la colonna che porta la corrente in cantina e risulta sfilata la sostituiamo per una sola bolletta i consumi rientrano in minima parte ma la volta seguente di nuovo mazzate, conforntiamo con un vicino di casa le bollette noi 515 loro 69 max 90 euro ogni bimestre stessa composizione stessi elettrodomestici e via dicendo, disperati cambiamo di nuovo operatore pensando ad un difetto del contatore che l’enel ad oggi non ci ha voluto cambiare, da un tecnico enel so che in centrale hanno modificato qualcosa sul contatore ma non ci ho capito granchè io sono un tecnico di computer e ad un certo punto la mia conoscenza del settore si chiude lì. Cmq io vorrei poter risolvere a mia mamma sto problema forse anzi sicuramente voi potreste essere la soluzione. i miei recapiti sono 3881705000 e-mail: salvatore@damicoinformatica.it

  4. Paola ha detto:

    Non trovando un indirizzo per contatti o altro spazio per comunicare, approfitto di questo. Scrivo a nome di un’associazione della provincia di Reggio Emilia. Siamo legati al movimento delle transition town. Ci piacerebbe organizzare una serata o una giornata di divulgazione o azione sui temi energetici. Che tipo di disponibilità avete? Grazie, Paola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...